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Il sito eneolitico di Roccascalegna (CH) L’individuazione del sito, nel Comune di Roccascalegna in località Colle Longo (Fgl. 23, part. n. 132, proprietà del sig. Felice Zinni) è dovuta alla preziosa attività esplorativa del sig. Giosa Menna ed è stata resa possibile dal fatto che gli scassi per i nuovi impianti di olivi (circa Otto anni fa) hanno intaccato il giacimento archeologico, che si trova a 80-90 cm dal livello di campagna, riportando alla luce numerosi reperti (Di Fraia 2001). Il luogo dista oggi circa 26 km dalla costa adriatica e si trova sul versante Sinistro del Sangro, alla quota di circa 250 m s.l.m., a soli 200-250 m in linea d’aria dal fiume, che in questo tratto disegna una doppia ansa, circa 70 in più in basso. L’area interessata dai ritrovamenti superficiali corrisponde a un terreno coltivato ad olivi, che presenta una parte pressochè pianeggiante e un tratto in forte pendio (da W a E) verso un corso d’acqua. Dopo alcuni sopralluoghi, nell’agosto 2000 fu fatto un sondaggio in profondità che confermò la presenza di terreno antropico. Nel 2001, sotto la direzione dello scrivente, è stata effettuata la prima campagna di scavo, che purtroppo, per difficoltà organizzative, è stata piuttosto limitata sia nella durata che nell’estensione; essa infatti si è svolta daI 22 agosto al 6 settembre 2000 ed ha interessato un’area di circa 10 mq. L’area è stata scelta in corrispondenza di una trincea esplorativa effettuata nell’agosto del 2000 e con le ovvie limitazioni imposte dalla necessità di operare tra filari di olivi, dopoché con il mezzo meccanico si era asportato il terreno agricolo su una superficie di circa 25 mq. Nella parte scavata, a ca 80 cm dal piano di campagna, si individua uno straterello naturale di pietre medio-piccole, sotto il quale comincia il terreno antropico, decisamente grigio, caratterizzato anche dalla presenza sporadica di pietre piccole, spesso calcinate. Tale giacimento è stato Scavato per uno spessore medio di circa 25 cm, suddivisi in 7 tagli, seguendo un reticolato di quadrati di i in. Non è stata evidenziata nessuna particolare connotazione nella dispersione dei reperti, se non una certa inclinazione da SE a NW. E’ stata invece individuata una concentrazione di carboni di dimensioni apprezzabili e di notevole consistenza, mentre vari frammenti piccoli sono presenti un po’ su tutta l’arca. Non è stata finora individuata nessuna struttura particolare. Diamo ora una breve descrizione dei reperti, inclusi quelli provenienti dal terreno rimaneggiato. ....
La ceramica La ceramica comprende 2 classi fondamentali: 1) grossolana, di impasto a grana più grossa e superfici non sempre regolari e lisciate, ma quasi sempre ben compatta; colori prevalenti il bruno e il rossiccio. Le forme sembrano prevalentemente troncoconiche o subcilindriche, talora convesse, con olle e dolii che raggiungono anche i 60 cm di diametro fig3/6 2) fine, di impasto abbastanza o molto omogeneo raffinato, con superfici spesso lisciate e lucidate; il colore più frequente ò il grigio, ma sono presenti anche il rossiccio e il bruno; lo spessore delle pareti può essere talora molto sottile. Molte le scodelle a profilo troncoconico o a calotta, ma esistono anche profili sinuosi e forse qualche askoide. E’ molto ben rappresentata la decorazione a squame fig3 nn 1-3. Il particolare trattamento della superficie sembra interessare solo la fascia superiore dei vasi e conosce varie modalità di realizzazione, dalla semplice sgocciolatura di argilla, a interventi più specifici con increspature e sottosquadri; spesso il labbro di tali vasi, che generalmente sono di impasto piuttosto fine, è decorato a tacche o unghiate o dìtate trasversali od oblique. I cordoni, lisci e digitati, sono meno frequenti (Fig.3 n.4). Le bugne conicheggianti o a calotta si trovano solitamente isolate, ma esistono anche in serie fig4n4. Pochi i frammenti con decorazione incisa (Fig. 4 nn. 8,9,12), impressa (Fig. 4 nn. 13-14) e a lievi solcature (Fig. 4 nn. 6,7). La decorazione a punti impressi, in un caso mediante cannuccia, è per ora limitata a due frammenti, uno dei quali pertinente a un vaso tronconico con tacche trasversali sul labbro (Fig. 3 n. 5). Le anse sono quasi sempre a nastro liscio, con profilo talora schiacciato; quattro anse recano sulla sommità una sporgenza mediana, di forma conica (Fig. 4 n. 11), troncoconica (Fig. 4 n. 2) o subcilindrica “bottone” (Fig. 4 nn. 3, 10). Alcune anse a nastro semplice sono sopraelevate sull’orlo di probabili tazze o attingitoi (Fig. 3, n. 5). C’è un solo frammento di ansa a gomito (Fig. 4 n. 1) e uno di presa con due fori verticali fig.5-n12. Un vaso è dotato di beccuccio (Fig. 4 n. 15). L’unico tipo di manufatto in ceramica, oltre ai contenitori, sono le fuseruole, di dimensioni medio-grandi: tre sono biconiche, due biconvesse. I frammenti di intonaco, poche decine, sono piccoli o molto piccoli; due frammenti forse appartengono a un battuto. Industria litica Oltre ad alcuni piccoli frammenti di roccia calcarea forse pertinenti a macine, sono stati rinvenuti tre frammenti di probabili levigatoi in arenaria: un frammento ha sezione subquadrangolare, il secondo piano-convessa, il terzo conserva l’estremità appuntita a contorno triangolare. fig5 n10 Appare enigmatico, e necessita di uno studio specifico, un frammento di arenaria con una superficie piatta occupata da tre serie contigue di solchi regolari obliqui disposti a spina di pesce fig.1 n19; ove non si trattasse di fenomeno naturale, si potrebbe pensare a una decorazione o a una valva di fusione. Il grosso dei reperti litici deriva dalla lavorazione della selce; ne diamo una descrizione sintetica, privilegiando i reperti più significativi; le schegge di scarto ammontano ad oltre 2000. Nuclei e residui di nucleo n. 55 Generalmente irregolari e scadenti. Schegge laminari n. 53 Sono state distinte soltanto per il rapporto larghezza-lunghezza, mentre morfologicamente sono irregolari. Schegge con accenni di ritocco n. 46 Lame n. 3 Di una resta la parte mediana, con tracce d’uso o ritocco, un’altra è spessa, carenata, con ritocco bilaterale cito. Incavi n. 3 Un esemplare, su frammento di scheggia, è dubbio. Becchi n. 1 Denticolati n. 5 Un esemplare ha ritocco diritto su di un lato, inverso sull’altro Raschiatoi n. 3 Uno, cllissoidale, è ottenuto da una spessa calotta di ciottolo di cui conserva parte del cortice fig.1n.14. Due frammenti conservano il margine ritoccato, in un caso con andamento lievemente sinuoso, nell’altro lievemente convesso e con minuto e regolare ritocco. Perforatori n. 1 Di fortuna, con un solo lato ritoccato. Bulino n. 1 Di fortuna, su frattura. Grattatoi n. 6 Due sono subcircolari (in un caso passante a denticolato), uno subtriangolare, uno a muso piuttosto rozzo e uno spezzato con fronte lievemente convessa e ritocco erto anche sui margini. Un esemplare mutilo, forse su lama, conserva la fronte semicircolare ed ambedue i margini ritoccati fig.1 n18, in un caso la fronte semicircolare è parzialmente di fortuna. Limaces n. 2 Una ha forma triangolare allungata, con la fronte convessa a ritocco meno cito che nel resto del contorno; la seconda è di forma ellissoidale molto allungata. Punte(?) n.2 ....spazio in aggiornamento!!!! ......
Il peso statistico dei reperti litici, la loro fisionomia tipologica e lo stato non finito di parte dei manufatti spingono a supporre che nel sito la produzione di strumenti litici fosse un’attività qualificante e, per certi aspetti, specializzata. E’ probabile che la fonte di approvvigionamento della selce fosse il greto del fiume Sangro, data anche la grande varietà della selce; inoltre in un certo numero di reperti è conservato il cortice dei ciottoli costituenti la materia prima. Se alcuni aspetti, come la ceramica a squame (Cremonesi 1989), il cordone impresso subito sotto t’orlo, la decorazione a bande di punti tipo Ortucchio e la tipologia dell’industria litica possono ben inquadrarsi nell’Eneolitico, altre caratteristiche della ceramica sembrano spostare in avanti almeno l’ultima fase di vita dell’insediamento: l’ansa a gomito, le anse con bugna o bottone apicale, l’attingitoio con ansa a nastro collegata a due segmenti obliqui di cordone, sono elementi che, specialmente in concomitanza, indiziano un orizzonte iniziale dell’età del bronzo (Di Fraia 1996). In particolare poi, oltre alle già citate anse con bottone, alcuni frammenti con decorazione incisa a linee parallele o a graticcio trovano riscontri nella facies di Laterza3. Occorre comunque esercitare la massima cautela, quando si voglia ricavare da tali dati un significato cronologico e/o culturale. Infatti è stato più volte osservato che alcuni dei suddetti elementi hanno un’ampia diffusione che supera i confini delle singole facies; inoltre bisogna guardarsi dal tradurre in meccanici sincronismi le presenze di singole fogge o decorazioni in contesti diversi (v. su questa problematica le sagge considerazioni di Anna Maria Sestieri in questo volume). Inoltre l’interpretazione dei dati di Roccascalegna in termini di facies è ancora prematura, in quanto da una parte alcuni elementi hanno una scarsa consistenza statistica (ad es. due soli frammenti con lievi solcature), dall’altra lo scavo ha interessato una sola unità stratigrafica, che potrebbe contenere anche qualche oggetto più antico rispetto alla formazione della stessa. Tuttavia sono troppe le consonanze con siti pugliesi, e in particolare garganici, per non attribuirvi un valore importante. Mi limito qui ad indicare un paio di riferimenti: il sito di Malanotte per la decorazione a incisioni e solcature e per l’industria litica (Vigliardi 1982, Calattini 1982) e quello di Baia di Campi (Vigliardi 1982) per le anse con bottone. Emerge dunque una direttrice meridionale per quanto concerne sia la fase eneolitica, sia i nuovi apporti del Bronzo Antico, che sembra rappresentare il momento finale dell’insediamento; del resto i rapporti fra l’Abruzzo e la Puglia sono una costante della preistoria e protostoria adriatica. Nel caso specifico, da una parte il sito di Roccascalegna è situato a breve distanza dal mare, principale via di comunicazione dal Neolitico in poi; d’altra parte la valle del Sangro è nota come importante itinerario per i pastori che si spostavano dall’Appennino al Tavoliere. Pertanto, anche alla luce dei ritrovamenti di Roccascalegna, si può forse ipotizzare che il fenomeno della transumanza tra l’Abruzzo e la Puglia, formidabile tramite di contatti e scambi, cominciasse ad essere introdotto già durante l’Eneolitico, per affermarsi con l’età del bronzo (Di Fraia 1996). Resta per ora problematica la posizione degli elementi del Bronzo Antico: si tratta di una semplice intrusione in un ambiente ancora fortemente legato alla tradizione eneolitica, come indicherebbe la compresenza nella stessa unità stratigrafica, oppure dell’avvio di un vero e proprio processo di acculturazione? Per avere qualche risposta attendibile saranno necessari nuovi e più ampi dati, così come la durata della presenza umana nel sito, e quindi una più precisa e chiara individuazione della o delle relative facies, potrà essere stabilita soltanto procedendo in profondità nello scavo. Disegni di Gianna Giannessi Di Fraia 1) Ringrazio il Prof. Francesco Mallegni per questa informazione preliminare. 2) La determinazione è stata effettuata dal Dott. Claudio Sorrentino. 3) In questa sede si può soltanto accennare alla problematica relativa all’articolazione tipologica e cronologica di tale facies. Anche se molti studiosi (Cocchi Genick 1998) riconoscono il protrarsi della facies in un momento iniziale del Bronzo Antico, restano da chiarire alcuni aspetti, concernenti soprattutto la dinamica della circolazione e dell’affermazione dei modelli culturali per l’epoca e le regioni in questione (lngravallo 1997). RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI AZZATI P., Cresti G., PALMA DI CESNOLA A. 1969, lI Campignano del torrente Macchia, nel Gargano, Rivista di Scienze Preistoriche, 24, pp. 145-162. CALA1TINI M. 1982, Metodologie di studio delle industrie bifacciali campignane del Gargano, Atti 20 Convegno sulla Preistoria, Protostoria e Storia della Daunia, San Severo, pp. 47-53. CALA1TINI M., CUDA M.T., MART1NELLI M.C. 1988, Contributo alla conoscenza della facies eneolitica di Malanotte nel Gargano: le stazioni di Arciprete “B” e Torre Sfinale — L’industria litica bifacciale, Atti 80 Convegno sulla Preistoria, Protostoria e Storia della Daunia, San Severo, pp. 85-110. COCCHI GENICK D. 1998, L’antica età del bronzo nell’Italia centrale, Firenze. Cremonesi G. 1989, Il problema della ceramica a squame nell’Italia centromeridionale in relazione alla Daunia, Atti 70 Convegno sulla Preistoria, Protostoria e Storia della Daunia, San Severo, pp. 89-10 1. Di FRAIA T. 1996, Considerazioni sull’antica età del bronzo in Abruzzo, Atti del Congresso L ‘antica età del bronzo, Firenze, pp. 483-492. DIFRAIAT. 2001, Roccascalegna. Rivista di Scienze Preistoriche LI 2000-2001,Notiziario p.509. INGRAVALLOE. 1997, Grotta Cappuccini (Galatone,), in INGRAVALLO E., a cura di, La passione dell’origine, Lecce, pp. 2 53-269. PALMA Dl CESNOLA A. 1987, Studio sistematico del primo Eneolitico del Gargano, Atti 5~ Convegno sulla Preistoria, Protostoria e Storia della Daunia, San Severo, pp. 85-113. VIGLIARDI A. 1982, La ceramica di alcune stazioni del territorio di Peschici e di Vieste, Atti 20 Convegno sulla Preistoria, Protostoria e Storia della Daunia, San Severo, pp. 27-46. RIASSUNTO - IL SITO ENEOLITICO Dl ROCCASCALEGNA (Cl-I) L’autore presenta i risultati delle esplorazioni di superficie e del primo saggio di scavo in località Colle Lungo, nel Comune di Roccascalegna. La presenza di ceramica a squame e di elementi clic sembrano ricollegarsi alla facies di Laterza permette di collocare i materiali finora ritrovati in una fase avanzata dell’eneolitico e/o in un momento iniziale dell’età del bronzo. Particolarmente interessante l’industria litica, con una forte caratterizzazione campignana. RÉSUMÉ — LE SITE CHALCOLITHIQUE DE ROCCASCALEGNA (CH) L’auteur présente les résultats de la recherche au sol et du premier essai de fouille dans le site de Colle Lungo (Comune di Roccascalegna). La présence de ceramica a squame et de quelques éléments qui semblent se relier au facies de Laterza permets de situer les matériaux retrouvés jusqu’ici dans une phase avancée du Chalcolithique et/ou dans un moment initiel de I’âge du bronze. L’industrie lithique, très intéressante, montre une forte empreinte campignienne. DIDASCALIE DELLE FIGURE Fig. I - Roccascalegna: industria litica (scala 1/2) Fig. 2 - Roccascalegna: industria litica (scala l/2) Fig. 3 - Roccascalegna: ceramica decorata (nn. 1-5 scala 1/3; n.6 scala 1/4,5) Fig. 4 - Roccascalegna: ceramica (n. 5 scala 1/4, gli altri 1/2) Fig. 5 - Roccascalegna: ceramica (un. 2, 5,9, 11-13), industria ossea (nn. 1, 3,4, 6-8), pietra levigata (n. 10) (nn. 5 e 11 scala 1/1,5, gli altri 1/2) Dipartimento di Scienze Archeologiche, Via Santa Maria, 53 -56100 Pisa. Tel. 050/847301 Please login or register to add comments |